Tutto è iniziato tra rullini in bianco e nero, sviluppati lentamente, e fogli di carta che prendevano vita sotto la luce dell’ingranditore in camera oscura. È lì che ho imparato ad aspettare, a osservare, a lasciar emergere le immagini dal silenzio dei chimici e del tempo.
Non ho mai creduto alle coincidenze.
E forse non è un caso se, dopo oltre vent’anni trascorsi immerso nella fotografia digitale, una medio formato analogica sia arrivata senza preavviso a far parte del mio corredo.
Alcuni percorsi, in fondo, sembrano allontanarsi solo per ritrovare la strada di casa.
In questo periodo storico siamo abituati a guardare immagini assolutamente prive di qualsiasi difetto, ritoccate alla perfezione con l'avvento dei Social Network con dei filtri che molto spesso oltrepassano il limite del ridicolo.
Personalmente non amo il fotoritocco particolarmente spinto, se un immagine richiede più di qualche minuto per essere elaborata significa che al momento dello scatto c'è stato qualche errore di fondo.
E quello che mi fa amare la fotografia analogica è il suo essere assolutamente perfetta nella sua imperfezione: si sceglie tutto nel momento del click, consapevole di quando minimi possano essere gli interventi in fase di stampa sotto all'ingranditore: questo sarà lo step successivo.